![]() | |||
| Mar, 9 febbraio 2010 | nel mondo > Editoriali |
UN INNO A CASSANDRA
José Saramago in visita al Grinzane
19 settembre 2006, Palazzo Reale, Torino
a cura di
Manuela Miglietta e Michele Cento
Solo un Nobel avrebbe potuto colmare in un lampo la distanza che separa
Grinzane da Palazzo Reale. E come? Basta mescolare la magia della letteratura
con il vigore dellimpegno intellettuale. Facile, vero? Certo, sempre ammesso
che ti chiami José Saramago.
Con la lectio magistralis Difesa ed elogio di
Cassandra, il grande scrittore portoghese ha letteralmente entusiasmato il
folto pubblico torinese, che lo stereotipo vuole freddino. E così, tra i
suggestivi affreschi della residenza sabauda, risuona unapologia della bella
profetessa troiana con-dannata dal dio Apollo a predire sventure senza tuttavia
essere creduta. Del resto, il nostro mondo, così compiaciuto dal rimirarsi allo
specchio, ha un rigetto spontaneo per le poche Cassandre che non si uniformano
al pensiero unico. È il migliore dei mondi possibili: così si esprime la
vulgata comune. Ed aggiunge: Con tutti i nostri ponti, i nostri aeroplani e
anche i nostri condizionatori, cosa possiamo desiderare di più? E di cosa poi
dovremmo preoccuparci? Abbiamo perfino la democrazia!. La nostra società è
troppo piena di sé. Tanto per restare nellambito mitologico, il rischio di fare
la fine di Narciso è dietro langolo.
Secondo la tradizione classica,
caratteristica peculiare di chi vede il futuro è la cecità, ovvero lincapacità
di vedere il presente. Solo chi non ha occhi contagiati dalla realtà
contemporanea è in grado di guardare oltre, di allontanarsi da una prospettiva
unidimensionale per aprirsi allo sguardo della ragione, senza essere soggetto ai
dettami dellottimismo di maniera. E così Saramago indossa i panni scomodi di
Cassandra: indica ad un mondo infettato dallindifferenza le sue malattie
mortali, senza temere gli scontati improperi per avere additato gli scenari
funesti che si prospettano
allorizzonte.
Dopo
linteressante introduzione dello scrittore Arnaldo Colasanti e della
professoressa dellUniversità di Roma Giulia Lanciani, Saramago-Cassandra
esprime una paura condivisa con Umberto Eco, ovvero la preoccupazione per i suoi
nipoti. I fantasmi che si agitano negli incubi di Saramago sono tanti, a partire
dallo squilibrio, che non accenna a recedere, tra Nord e Sud del mondo.
Nonostante il progresso, il privilegio è ancora la cifra peculiare delle società
del XXI secolo. Eppure preferiamo distogliere lo sguardo da questa realtà
perversa perchè ingannarsi sostiene il premio Nobel è come procurarsi una
felicità artificiale. Essere frivoli è più comodo, ancorché terribilmente
degradante. Del resto, anche se ci fosse una reale consapevolezza di tale
sperequazione la nostra incidenza sarebbe minima. Mai come nel nostro mondo
dominato dalleconomia è emerso, infatti, un problema di assenza di governance
dei processi decisionali di interesse globale. Nellottica di Saramago, chi
aveva fideisticamente creduto nellinfallibilità delle democrazia moderna ha
preso evidentemente un grosso abbaglio. In una società di anime belle e
ostentate, in cui la democrazia è un feticcio immune da critiche, si
scorge un vero e proprio attacco al politically correct. Anche i più implacabili
nemici del si-stema democratico hanno ormai appreso il linguaggio
delluguaglianza e della legalità. Avversarlo, infatti, costituirebbe un
suicidio politico; sventolarlo, invece, non significa necessariamente
interiorizzarlo nella prassi politica. Ma in che genere di democrazie viviamo?
In altri termini, il cittadino è davvero in grado di decidere dei destini della
res publica? Saramago scorge nelle nostre ampollose istituzioni democratiche
nientaltro che un vuoto simulacro della democrazia; insomma, una democrazia
di facciata, dove i nostri deputati possono prendere degli impegni con i propri
elettori senza rispettarli. Di norma, invece, accade che i rappresentanti della
nazione ce la mettano davvero tutta per tenere fede ad accordi stretti
sottobanco con potenti lobby amiche. Ma cè di più. Le logiche decisionali
delle multinazionali sfuggono ai governi statali, costretti ad accettare una
palese subordinazione a queste estese corporazioni tentacolari. Parafrasando
Marx, altra grande Cassandra del passato, lo Stato è diventato il comitato
daffari delle multinazionali.
Date queste premesse, affidare la
guida del paese ad una coalizione piuttosto che a unaltra appare vano. Privo
dellarma elettorale, come può allora il cittadino incidere realmente sulle
scelte pubbliche? Nella visione di Saramago, spicca un unico imperativo
categorico: esigere. Esigere il rispetto degli impegni elettorali, esigere una
distribuzione equa dei diritti sociali, esigere, cioè, un reale coinvolgimento
degli strati popolari nella cosa pubblica. Si dirà: un uomo comune è in grado di
avanzare tali richieste ai poteri forti delleconomia e della politica? Come può
David battere Golia? Teoricamente i media potrebbero fornire le armi della
critica attraverso le quali denunciare le menzogne del potere e nel contempo
garantire uneco pubblica alla voce pulsante della società civile. In tal modo
il quarto potere potrebbe adempiere al suo compito: sostenere attivamente le
esigenze della cittadinanza. Tuttavia i mass media oggi propongono spesso verità
e menzogna argomentandole in modo tale che distinguerle risulti molto difficile
se non impossibile. La menzogna ornata di una parvenza di verosimiglianza mette
il cittadino inerme di fronte ad un vortice catodico da cui rischia di essere
risucchiato.
Dopo questa vibrante stoccata alla falsa democrazia, vanto
delle società occidentali, Saramago apre un lungo capitolo dedicato alla
religione come una delle principali fonti di conflitto. Se tutti fossimo atei
chiosa il premio Nobel vivremmo in una società più pacifica. Fin da
principio, infatti, la religione è stata occasione di lotta tra popoli di culto
differente e, tuttora, è causa di assurde carneficine tra chi ritiene che il
giorno di riposo debba essere il venerdì, chi il sabato, chi la domenica. I muri
eretti nel corso dei secoli impediscono di cogliere somiglianze e legami storici
tra le culture religiose e così vengono enfatizzate divergenze di minima
rilevanza, seppure fatali. Cè un solo Dio per tutto il genere umano, e noi
uomini lo rendiamo costantemente un assassino uccidendo in suo nome. La
depravazione di uno dei sentimenti più nobili presenti nellanima umana, cioè il
sentimento religioso, ci fa riflettere sulla natura ferina delluomo. Hobbes
aveva dunque ragione? Eppure proprio la Bibbia ci insegna che luomo è stato
creato a immagine e somiglianza di Dio, e quindi teoricamente non può che essere
buono. Ciò offre a Saramago lo spunto per una riflessione sulla creazione:
perché Dio ci ha creati? È stato un puro capriccio o aveva uno scopo? E se aveva
uno scopo, quale era? Forse voleva dare una casa alla sua creatura più bella. O,
probabilmente, ha voluto collocare sulla terra la sua creatura più malvagia
affinché distruggesse lintero universo. Se i disegni di Dio sono
imperscrutabili, la doppia natura, divina e diabolica, delluomo è visibile ad
occhio nudo.
Già, luomo: che curioso paradosso! Fa di tutto nota
acutamente Saramago per abbattere le frontiere dello spazio e colonizzare
Marte, mentre sulla Terra erige barriere insormontabili agli spostamenti dei
popoli meno fortunati. Un massiccio fenomeno migratorio sta, infatti,
interessando unEuropa che non ha le risorse materiali né culturali per
accogliere i nuovi migranti. Eppure il Vecchio Continente è uno dei principali
responsabili della nascita di tale fenomeno: il suo colonialismo selvaggio ha
spesso depredato i paesi del Terzo Mondo. Saramago propone allora di risarcire
questi Stati attraverso una serie di investimenti comunitari a lungo termine,
tali da scoraggiare la partenza verso le oasi di presunta felicità
dellOccidente. Tuttavia, lEuropa ha dimostrato anche in questa situazione la
sua incapacità di portare avanti unazione comune. Il vizio originario, del
resto, sta nellaver fallito lobiettivo di affiancare ad un redditizio mercato
economico unautentica unione politica.
Abbiamo di fronte a noi sfide
spaventose, che nessuna civiltà ha mai affrontato. Finora siamo stati solo in
grado di innalzare laspettativa media di vita umana, ma nel frattempo stiamo
stroncando le speranze di sopravvivenza dellecosistema. Che fare, allora?
Saramago auspica che la cittadinanza esca dalla logica perversa
dellindividualismo, assuma una dimensione pubblica, e seguendo le orme di
Foucault interroghi il Potere nei suoi effetti di verità. I cittadini devono
rivolgere sempre tre domande a coloro che detengono il potere: che cosa fanno?
Perché lo fanno? E a favore di chi? Questultimo interrogativo è il più
importante perché ci permette di individuare quali sono i reali interessi a cui
risponde il governo. Per smascherare patti subdoli ed illeciti esiste ununica
arma: limpegno dei cittadini. Questa è la sola via per instaurare una
democrazia autentica. Senza lideale della vita activa luomo non merita di
vivere. Se non cambia rotta, dunque, il suo destino è segnato.
Queste le
ultime terribili profezie di Saramago-Cassandra. I Troiani non si fidarono dei
moniti lanciati dalla profetessa affinché il cavallo di legno donato dagli Achei
non varcasse le mura della città. Sappiamo come è finita. Non ripetiamo lo
stesso errore. Ascoltiamo Cassandra.